largo Guglielmo Marconi
L’11 marzo 1821, davanti alla Chiesa di San Salvario, scoppiarono i moti carbonari guidati da Annibale Santorre di Santarosa, Ministro della Guerra di Carlo Alberto. In questo luogo, oggi, è collocata una stele commemorativa dell’accaduto.
Preceduto da una serie di agitazioni studentesche, il moto ebbe inizio tra il 9 ed il 10 marzo 1821 con l’ammutinamento della guarnigione di Alessandria. I carbonari piemontesi erano guidati da nobili di idee liberali come Santorre di Santarosa e Cesare Balbo, amici del principe Carlo Alberto. I congiurati fecero eccessivo affidamento sulle simpatie liberali dimostrate da Carlo Alberto, giacché quando venne il momento di far scoppiare l’insurrezione il Principe fece mancare il suo apporto e l’ordine di marciare su Torino venne revocato. La notizia però non arrivò in tempo a tutti i congiurati: il comandante Vittorio Ferrero, infatti, mosse da Fossano con la sua compagnia e la mattina dell’11 marzo giunse a Torino. Davanti alla chiesa di San Salvario si fermò e con i suoi soldati acclamò a gran voce la Costituzione spagnola. Qui fu raggiunto da studenti del Collegio delle Provincie e insieme cercarono - invano ( di coinvolgere nell’insurrezione la popolazione.
Furono mandati a parlamentare prima una compagnia di granatieri, poi una della cavalleria, ma i soldati rimasero a fronteggiarsi per quasi mezza giornata. Alla fine, Ferrero, visto che l’azione non otteneva il risultato sperato, cioè di far insorgere la città, decise di attraversare il Po presso il Castello del Valentino e, passando da Chieri, si diresse ad Alessandria per raggiungere il centro della rivolta.
In memoria dell’episodio, non cruento, poco più di cinquant’anni dopo venne posto un monumento nella piazza antistante la chiesa, con un’epigrafe roboante: “Qui l’11 marzo 1821 fu giurata la libertà d’Italia. Il 20 settembre 1870 il voto fu sciolto in Roma. I veterani e il Municipio. 1873”. Al vertice dell’obelisco sta una stella a cinque punte, simbolo della Massoneria. La società segreta svolse infatti, anche a Torino, un ruolo importante nel Risorgimento: molti federati e carbonari, promotori dei moti del ‘21, provenivano dai suoi ranghi.