corso Galileo Galilei 22
Presso l’Istituto di Medicina Legale sono ancora conservate le raccolte nate dalle collezioni del criminologo Cesare Lombroso (1836-1909).
Attualmente il Museo di antropologia criminale è chiuso al pubblico, in vista del trasferimento e riallestimento nel Palazzo degli Istituti Anatomici, in corso Massimo D'Azeglio 52, che lo aveva precedentemente ospitato e che già ospita il Museo di anatomia umana e Museo della frutta.
Partendo da una concezione materialistica dell’uomo, Lombroso cercò di dimostrare una relazione tra la presenza di anomalie fisiche e la degenerazione morale dei delinquenti.
In particolare, fu dall’esame del cranio del brigante Vilella che Lombroso cercò di trovare una conferma alle sue tesi generali sulla delinquenza. Per fare questo, Lombroso necessitava di una verifica visiva di cui la collezione è il luogo deputato.
Nonostante le sue tesi siano state per massima parte confutate, i suoi studi esercitano ancora un grande fascino, a causa dell’originale mescolanza di convinzioni maniacali, costanza collezionistica, ossessioni classificatorie e seduzione inconsapevole per il delittuoso e la follia.
Il museo conserva le fotografie degli alienati, i corpi contundenti, coltelli, punteruoli e una serie di numerose altre armi da taglio; e poi bambole di pezza, cordami, calchi e maschere mortuarie ricoperte di cera, nonché scritti zeppi di immagini e calligrafie fitte ed elementari, collezioni di anatomia comparata e strumenti scientifici, immagini ingrandite degli oggetti, fotografie segnaletiche della Scuola di Polizia Scientifica, materiali didattici con l’ingrandimento di impronte digitali.
Si trova anche lo straordinario vestito di fili grezzi di stracci, tessuti insieme da un detenuto al manicomio di Collegno, tal Versino G.
Il museo consta di un patrimonio di 7200 pezzi considerato dagli esperti unico al mondo.
La raccolta inizia nel 1876, anno in cui Lombroso diventò professore di Medicina Legale a Torino e ottenne dall’Università due stanzette nel seicentesco convento di San Francesco da Paola.
Le collezioni vennero via via integrate con quelle provenienti da vari manicomi e carceri d’Italia.
A partire dal 1904, sotto la direzione di Mario Carrara, genero di Lombroso, estromesso poi nel 1932 per non aver giurato fedeltà al fascismo, il Museo si è arricchito di documenti di traumatologia medico-legale.